Per aggiornare il canone di affitto serve la variazione dell'indice ISTAT FOI, cioè dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, al netto dei tabacchi. Qui trovi la variazione annua di ogni mese degli ultimi due anni, intera e al 75%, aggiornata all'ultimo dato pubblicato da ISTAT: agosto 2026.
In breve
- L'ultimo dato pubblicato è quello di agosto 2026: la variazione sullo stesso mese dell'anno prima è +3,4%, al 75% +2,55%. Il prossimo dato è atteso per il 16/10/2026.
- Conta il mese indicato nella clausola del contratto: nella prassi si usa il mese che precede l'inizio del contratto o la sua scadenza annuale.
- Da gennaio 2026 l'indice è in base 2025=100: per confrontare un mese del 2025 con uno del 2026 l'indice più recente si moltiplica per 1,214.
- Con la cedolare secca l'aggiornamento non si applica per tutta la durata dell'opzione; nel concordato serve l'accordo territoriale e il massimo è il 75%.
| Mese | Indice | Variazione su 12 mesi | Al 75% | Variazione su 24 mesi |
|---|---|---|---|---|
| agosto 2026 | 103,7 (2025=100) | 3,4% | 2,55% | 4,8% |
| luglio 2026 | 103,1 (2025=100) | 2,8% | 2,10% | 4,3% |
| giugno 2026 | 102,8 (2025=100) | 2,9% | 2,17% | 4,4% |
| maggio 2026 | 102,8 (2025=100) | 3,0% | 2,25% | 4,4% |
| aprile 2026 | 102,5 (2025=100) | 2,6% | 1,95% | 4,3% |
| marzo 2026 | 101,5 (2025=100) | 1,5% | 1,13% | 3,2% |
| febbraio 2026 | 100,9 (2025=100) | 1,1% | 0,83% | 2,7% |
| gennaio 2026 | 100,4 (2025=100) | 0,8% | 0,60% | 2,2% |
| dicembre 2025 | 121,5 (2015=100) | 1,1% | 0,83% | 2,2% |
| novembre 2025 | 121,3 (2015=100) | 1,0% | 0,75% | 2,2% |
| ottobre 2025 | 121,4 (2015=100) | 1,1% | 0,83% | 1,8% |
| settembre 2025 | 121,7 (2015=100) | 1,4% | 1,05% | 2,0% |
| agosto 2025 | 121,8 (2015=100) | 1,4% | 1,05% | 2,3% |
| luglio 2025 | 121,8 (2015=100) | 1,5% | 1,13% | 2,6% |
| giugno 2025 | 121,3 (2015=100) | 1,5% | 1,13% | 2,3% |
| maggio 2025 | 121,2 (2015=100) | 1,4% | 1,05% | 2,2% |
| aprile 2025 | 121,3 (2015=100) | 1,7% | 1,27% | 2,4% |
| marzo 2025 | 121,4 (2015=100) | 1,7% | 1,27% | 2,9% |
| febbraio 2025 | 121,1 (2015=100) | 1,5% | 1,13% | 2,2% |
| gennaio 2025 | 120,9 (2015=100) | 1,3% | 0,98% | 2,2% |
| dicembre 2024 | 120,2 (2015=100) | 1,1% | 0,83% | 1,7% |
| novembre 2024 | 120,1 (2015=100) | 1,2% | 0,90% | 1,9% |
| ottobre 2024 | 120,1 (2015=100) | 0,8% | 0,60% | 2,5% |
| settembre 2024 | 120,0 (2015=100) | 0,6% | 0,45% | 5,7% |
Come leggere la tabella
Ogni riga corrisponde a un mese. La colonna Indice riporta il valore pubblicato da ISTAT, con un decimale, e tra parentesi la base in cui è espresso: fino a dicembre 2025 la base è il 2015 (2015=100), da gennaio 2026 è il 2025 (2025=100). Per questo l'indice di gennaio 2026 è vicino a 100 mentre quello di dicembre 2025 supera 120: non è un calo dei prezzi, è solo un cambio di unità di misura.
La colonna Variazione su 12 mesi è la percentuale di aumento, o di calo, rispetto allo stesso mese dell'anno prima. È arrotondata a un decimale, come nelle tavole ufficiali, ed è il numero da usare quando il contratto prevede l'aggiornamento annuale al 100%. Quando i due mesi stanno in basi diverse, il calcolo moltiplica l'indice più recente per il coefficiente di raccordo pubblicato da ISTAT: 1,214 tra la base 2015 e la base 2025.
La colonna Al 75% è la stessa variazione moltiplicata per 0,75, senza ulteriori arrotondamenti: è la misura prevista da molte clausole e il massimo ammesso nel canone concordato. La colonna Variazione su 24 mesi confronta il mese con lo stesso mese di due anni prima e serve quando la clausola prevede un aggiornamento ogni due anni.
Quale mese usare per il tuo contratto
Nessuna legge fissa il mese di riferimento per i contratti abitativi: vale quello scritto nella clausola sull'aggiornamento. Nella prassi si confronta l'indice del mese che precede l'inizio del contratto, o la sua scadenza annuale, con lo stesso mese dell'anno prima. Per un contratto iniziato a ottobre, per esempio, si guarda la variazione di settembre.
Poiché ISTAT pubblica il dato di un mese verso la metà del mese successivo, alcuni contratti fanno riferimento al secondo mese precedente, che è già disponibile alla scadenza. Se la clausola è vaga, la guida su quale mese usare e come si calcola spiega le letture possibili; il calcolatore dell'aggiornamento ISTAT sceglie il mese giusto a partire dalla data di inizio e dalla regola del contratto. In ogni caso, nella richiesta all'inquilino indica sempre il mese e la variazione che hai usato, così il conto si può controllare.
Un esempio con i numeri
Un contratto a canone libero prevede l'aggiornamento annuale al 75% della variazione ISTAT di agosto. Con il dato di agosto 2026, +3,4% su agosto 2025, l'aumento applicabile è il 2,55%: il canone passa da 850,00 € a 871,68 € al mese, cioè 21,68 € in più. Se il contratto prevedesse il 100%, il nuovo canone sarebbe 878,90 €.
Lo stesso contratto in cedolare secca resterebbe a 850,00 €: per tutta la durata dell'opzione il proprietario rinuncia all'aggiornamento.
Il calcolo segue tre regole: la variazione si arrotonda a un decimale; la quota del 75% si applica alla variazione già arrotondata; il nuovo canone si arrotonda al centesimo. Il calcolatore mostra tutti i passaggi e può anche ricostruire più aggiornamenti di fila, anno per anno.
Quando l'aggiornamento non si applica
- Cedolare secca. Chi sceglie la cedolare rinuncia per legge a chiedere qualsiasi aggiornamento del canone, ISTAT compreso, anche se il contratto lo prevede. Se l'hai applicato per errore leggi cosa succede e come rimediare.
- Contratto senza clausola. Nel canone libero l'aggiornamento è possibile solo se il contratto lo prevede; nel concordato serve anche che lo preveda l'accordo territoriale del comune.
- Variazione negativa. Se l'indice scende, il canone diminuisce solo se la clausola lo dice: molte clausole parlano soltanto di aumento.
- Anni non chiesti. Secondo la giurisprudenza della Cassazione sulle locazioni non abitative, l'aggiornamento decorre dalla richiesta e non dà diritto ad arretrati; per gli affitti abitativi la lettura prudente è la stessa, quando la clausola prevede la richiesta del proprietario.
Come si chiede l'aggiornamento
Conviene una comunicazione scritta che indichi il mese di riferimento, la variazione, la quota applicata, il nuovo canone e la data da cui decorre, così l'inquilino può controllare il conto. Il modello di lettera per l'aggiornamento ISTAT si compila online: inserisci la variazione che trovi qui e calcola da solo il nuovo canone, con le stesse regole del calcolatore.
In regime ordinario il canone aggiornato conta anche per il fisco: va dichiarato con gli aumenti e, se l'imposta di registro si paga anno per anno, l'annualità successiva si calcola sul canone aggiornato.
Quando esce il nuovo dato
ISTAT pubblica l'indice di ogni mese verso la metà del mese successivo, sia sul proprio sito sia in Gazzetta Ufficiale. Il dato di agosto 2026 è uscito il 16/09/2026; la prossima pubblicazione è attesa per il 16/10/2026. Dopo ogni uscita il nuovo indice entra nell'archivio dei parametri del sito, e da lì in questa pagina e nel calcolatore.
Da dove vengono i dati
Gli indici sono quelli della tavola ufficiale ISTAT degli indici nazionali FOI senza tabacchi, con i coefficienti di raccordo tra le basi (1,373 tra 1995 e 2010, 1,071 tra 2010 e 2015, 1,214 tra 2015 e 2025). Il sito li conserva, con la data di verifica, nel file pubblico dei parametri descritto nella pagina Metodo e fonti.
Le variazioni sono calcolate dalla stessa logica del calcolatore, controllata con test automatici: coincidono con tutte le variazioni ufficiali pubblicate da ISTAT a 12 mesi dal 2000 e a 24 mesi dal 2001 fino ad agosto 2026. Se noti una differenza con il dato ufficiale, segnalacela.
Domande frequenti
Qual è l'ultimo indice ISTAT per aggiornare l'affitto?
È quello di agosto 2026, pubblicato da ISTAT il 16/09/2026: la variazione rispetto allo stesso mese dell'anno prima è +3,4%, che al 75% diventa +2,55%. Il dato del mese successivo è atteso per il 16/10/2026. Ricorda però che per il tuo contratto conta il mese indicato nella clausola, che non è per forza l'ultimo pubblicato.
Perché l'indice di gennaio 2026 è molto più basso di quello di dicembre 2025?
Perché da gennaio 2026 ISTAT esprime l'indice in una nuova base, con il 2025 uguale a 100, mentre fino a dicembre 2025 la base era il 2015. I due numeri non si possono confrontare direttamente: per calcolare una variazione tra un mese del 2025 e uno del 2026 l'indice più recente va moltiplicato per il coefficiente di raccordo 1,214. Le variazioni della tabella tengono già conto del raccordo.
Devo applicare il 75% o il 100% della variazione?
Dipende dal contratto. Nel canone libero valgono la misura e il mese scritti nella clausola; nel canone concordato l'aggiornamento è ammesso solo se lo prevede l'accordo territoriale e al massimo nella misura del 75%. Se hai scelto la cedolare secca, invece, l'aggiornamento non si applica per tutta la durata dell'opzione.
Posso chiedere gli aumenti ISTAT degli anni passati?
Di regola no. La Cassazione, decidendo su locazioni non abitative, ha stabilito che l'aggiornamento è dovuto dal momento in cui il proprietario lo chiede, senza arretrati. Per i contratti abitativi non ci sono pronunce che applichino direttamente questa regola, ma la lettura prudente è la stessa quando la clausola prevede la richiesta del locatore. Approfondisci nella guida su quale mese usare e come si calcola.
Fonti
- ISTAT – Indice dei prezzi per le rivalutazioni monetarie
- ISTAT – Rivaluta: indici e coefficienti di raccordo tra basi
- Art. 3, comma 11, D.Lgs. 23/2011 – cedolare secca e aggiornamento del canone (Normattiva)
- DM 16/01/2017 – criteri per i contratti a canone concordato (GU n. 62 del 15/03/2017)
Ultima verifica delle fonti: 26/09/2026.
Dal 01/01/2027 le norme citate confluiscono nel nuovo Testo unico delle imposte sui redditi (D.Lgs. 117/2026) e nel Testo unico del registro (D.Lgs. 123/2025): cambiano numerazione, mentre per il 2026 restano valide le disposizioni indicate. La pagina verrà aggiornata con i nuovi riferimenti.