L'accordo territoriale è l'intesa firmata in ciascun comune dalle associazioni dei proprietari e degli inquilini che fissa le fasce di canone e le condizioni dei contratti di affitto a canone concordato.
Da dove nasce
La L. 431/1998 (art. 2, comma 3) permette di stipulare, in alternativa al contratto 4+4 a canone libero, contratti con canone e condizioni stabiliti da accordi locali tra le organizzazioni dei proprietari e quelle degli inquilini. Il DM 16/01/2017, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 62 del 15/03/2017, fissa i criteri che gli accordi devono seguire e i contratti tipo da usare. Gli accordi possono essere firmati in tutti i comuni.
Cosa stabilisce
- Le fasce di canone, cioè i valori minimi e massimi entro cui proprietario e inquilino fissano il canone dell'immobile.
- L'eventuale aggiornamento annuale del canone, che non può superare il 75% della variazione ISTAT ed è escluso se il proprietario sceglie la cedolare secca.
- Come si rilascia l'attestazione di rispondenza per i contratti firmati senza l'assistenza delle associazioni.
I contratti seguono i modelli del decreto: il "3+2" (3 anni più 2 di proroga di diritto), il transitorio e quello per studenti universitari. Nel contratto tipo il deposito cauzionale è al massimo di tre mensilità.
Perché conta per il fisco
Solo un contratto conforme all'accordo ha le agevolazioni del canone concordato: IMU ridotta al 75% in qualunque comune e detrazione IRPEF più alta per l'inquilino; nei comuni ad alta tensione abitativa anche cedolare al 10% (che spetta anche in alcuni altri comuni indicati dalla legge), reddito IRPEF ridotto del 30% e registro sul 70% del canone. Se il contratto non è assistito, per la cedolare al 10%, la riduzione IRPEF e il registro ridotto serve l'attestazione, salvo che l'accordo del comune non abbia ancora recepito il DM 2017; per l'IMU nessun documento ministeriale la indica espressamente come condizione, ma i regolamenti comunali spesso la richiedono.
In pratica
Per conoscere le fasce che valgono per il tuo immobile chiedi al comune o alle associazioni che hanno firmato l'accordo. In un esempio tipico, in un capoluogo come Vicenza, un appartamento che a canone libero renderebbe 750 € al mese si affitta a 650 € a canone concordato: con la cedolare al 10% e l'IMU ridotta (rendita di 700 €, aliquote IMU di Vicenza) il proprietario incassa 574,44 € netti all'anno in più rispetto al libero con la cedolare al 21%. Il confronto completo si fa con il calcolatore Canone concordato o libero ed è spiegato nella guida Canone concordato: conviene al proprietario?
Fonti
- DM 16/01/2017, criteri per gli accordi territoriali e contratti tipo (GU n. 62 del 15/03/2017)
- L. 09/12/1998 n. 431, art. 2 (contratti a canone concordato)
- L. 09/12/1998 n. 431, art. 8 (agevolazioni per il canone concordato)
- Agenzia delle Entrate, Risoluzione 31/E del 20/04/2018
Ultima verifica delle fonti: 26/09/2026.
Dal 01/01/2027 le norme citate confluiscono nel nuovo Testo unico delle imposte sui redditi (D.Lgs. 117/2026) e nel Testo unico del registro (D.Lgs. 123/2025): cambiano numerazione, mentre per il 2026 restano valide le disposizioni indicate. La pagina verrà aggiornata con i nuovi riferimenti.